Modifiche alla normativa per il Credito di Imposta per Attività di R&S

La Legge di Bilancio 2019, in corso di approvazione, porterà delle novità per quanto riguarda la normativa che regola il Credito d’Imposta per attività di R&S. Alcune di queste entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2019, altre avranno effetto retroattivo, ovvero applicabili alle spese sostenute nel corso del 2018.

Trattandosi di una legge in corso di approvazione, gli elementi riportati di seguito potranno subire variazioni, sebbene ABC Europe ritiene che sia una eventualità remota.

Entrando più nel dettaglio, gli elementi con valore retroattivo, ovvero applicabili anche all’anno 2018, sono i seguenti:

Sono posti nuovi obblighi documentali in capo ai beneficiari. Nell’impostazione precedente della disciplina non era di fatto esplicitata la necessità di produrre una “relazione tecnica” di accompagnamento. La Legge di Bilancio 2019 prevede invece tale obbligo. Il documento dovrà contenere i seguenti elementi:

Finalità;
Contenuti;
Risultati

La “relazione tecnica” dovrà essere sottoscritta dal responsabile delle attività di R&S e controfirmata dal legale rappresentante, ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa.

Rimane invariato l’obbligo di redazione della “relazione tecnica” da parte dei soggetti commissionari di attività di R&S extra-muros, ovvero laddove le attività siano demandate, in tutto o in parte, a soggetti esterni (quali imprese, università, centri di ricerca, start-up, PMI Innovative, ecc.)

Per quanto attiene le novità che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2019, le stesse sono riassumibili come segue:

Sono state modificate e ampliate le categorie di spese/investimento ammissibili, le quali assumeranno la seguente configurazione:

1) spese del personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, impiegato direttamente in attività di R&S;

1-bis) spese del personale titolare di rapporto di lavoro autonomo o comunque diverso dal subordinato, impiegato direttamente in attività di R&S;

2) quote d’ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio;

3) spese per contratti di ricerca extra-muros stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, start up innovative e PMI innovative (purché non si tratti di imprese del medesimo gruppo), per il diretto svolgimento di attività di R&S ammissibili;

3-bis) spese per contratti di ricerca extra-muros con altre imprese per il diretto svolgimento di attività di R&S ammissibili e purché non si tratti di imprese del medesimo gruppo;

4) competenze tecniche e privative industriali.

Sono invece limitative ulteriori modifiche che entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2019. Infatti, il credito sarà calcolato in misura pari al 50% per la sola eccedenza rispetto alla media del triennio 2012-2014 per le spese del personale dipendente (lettera a) e per i contratti di ricerca con università, enti di ricerca e organismi equiparati, start up innovative e PMI innovative (lettera c). Per tutte le altre tipologie il credito sarà calcolato in misura pari al 25% dell’eccedenza rispetto alla media del triennio 2012-2014.

 

 

Il parere ABC:

Le nuove disposizioni in materia di Credito d’Imposta per attività di R&S sono fortemente limitative nei confronti delle aziende che implementano tali azioni.

Nello specifico, l’ottica adottata dal legislatore è stata quella di depotenziare la misura, svilendone la portata e il significato sistemico, non riconoscendone il valore nonché i risultati conseguiti dalle imprese attraverso l’utilizzo del credito.

Gli studi effettuati da ABC Europe su un campione di propri clienti che hanno beneficiato di tale misura dimostrano come questi siano, nel corso del periodo 2016-2018 (anno fiscale in corso), cresciuti in termini di valore della produzione e dimensionali. Tale crescita è in parte legata alla misura in oggetto la quale, liberando risorse reali e immediate, permette alle aziende di effettuare investimenti i quali, sebbene in taluni casi limitati nella portata, hanno creato dei benefici reali ed economie di scala.

La posizione italiana contrasta quelle delle maggiori economie europee, ad eccezione della Germania dove un meccanismo del genere non è in vigore, essendo le imprese supportate in altri modi (prestiti agevolati e contributi per la R&S ad hoc erogati con certezza dei tempi da parte delle autorità competenti). A titolo esemplificativo, in Francia il credito fiscale per la ricerca copre il 30% di tutte le spese di ricerca e sviluppo fino a 100 milioni di euro e il 5% per le spese al sopra di questa soglia.

In Spagna il credito d'imposta è pari al 25% delle spese relative alla ricerca e sviluppo sostenute nel periodo d'imposta. Se tali spese sono superiori alla media di quelle sostenute nei 2 anni precedenti, il credito è pari al 25% per i valori che rientrano in tale media e pari al 42% per l’eccedenza. Vi sono inoltre misura a carattere regionale, come in Catalogna, le quali si sommano a quelle centrali, creando un ecosistema virtuoso.

Nel Regno Unito gli aiuti alla R&S permettono alle imprese dedurre il 130% dei costi ammissibili dal loro profitto annuale, oltre alla normale deduzione del 100%, per un totale pari al 230%.

In linea generale, l’impianto normativo italiano per il credito in questione risulta essere complesso e di difficile comprensione e immediata attuazione per le imprese, soprattutto alla luce delle continue modifiche alla normativa, le quali hanno ormai cadenza annuale, richiedendo una ridefinizione continua dei budget delle imprese destinati a tali attività, senza alcun elemento di certezza. Inoltre, la possibilità di controlli nei 10 anni successivi alla fruizione del credito costituisce un ulteriore limite, in quanto è da considerarsi un arco temporale troppo lungo.

Alla luce dei risultati positivi conseguiti negli anni, ci si attendeva che il governo semplificasse e potenziasse la misura in essere, eventualmente facendola diventare strutturale, ovvero con una validità temporale maggiore. L’impatto delle modifiche apportate con la Legge di Bilancio 2019 sarà sicuramente negativo per le imprese che implementano attività di R&S, in quanto le stesse dovranno assumersi rischi maggiori a fronte di maggiore incertezza e complessità.

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