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Iperammortamento 4.0

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L’iperammortamento è un’agevolazione fiscale, introdotta dalla legge di stabilità del 2017 e riconfermata anche per il 2018, volta a favorire gli investimenti in tecnologie altamente innovative e in particolare nell’acquisto dei beni strumentali IoT elencati nell’allegato A alla legge di bilancio 2017. (vedere fondo pagina)

L’iperammortamento, consente di incrementare del 150% il costo deducibile in ammortamento di tutti i beni strumentali acquistati per trasformare la propria azienda in Impresa 4.0.

Tale maggiorazione spetta solo nella misura in cui il bene rispetti le caratteristiche e le linee guida elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise).

La norma ha inoltre esteso il superammortamento, una maggiorazione che consente di incrementare del 30% il costo deducibile in ammortamento, ai beni immateriali, ovvero quei software che permettono di soddisfare i requisiti dell’interconnessione, elementi fondamentali per beneficiare dell’iperammortamento. L’accesso al superammortamento per i beni immateriali è quindi subordinato all’effettuazione di investimenti in beni strumentali in chiave 4.0.

 

Un’impresa che voglia quindi accedere a entrambi i benefici deve presentare la dichiarazione del legale rappresentante e una perizia tecnica giurata per ogni bene avente un costo unitario superiore ai 500.000 €.

La loro funzione è quella di dover attestare che i beni acquistati o in leasing siano in possesso delle caratteristiche tecniche che gli permettono di far parte della lista dei beni agevolabili, inoltre tali beni devono essere interconnessi al sistema di gestione aziendale.

 

Per l’iperammortamento gli investimenti rientrano nelle scadenze se effettuati nel corso del 2018, con la possibilità di completare l’investimento entro il 31 dicembre 2019 se entro il 31 dicembre 2018 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Per il superammortamento, la data di completamento dell’investimento è il 30 giugno 2019 se entro il 31 dicembre 2018 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

 

LISTA BENI AGEVOLABILI:

 

La boutique di consulenza ABC Europe con i suoi partner strategici vuole trasmettere l’importanza per le aziende di investire in nuove tecnologie nell’ottica della trasformazione digitale che sta inevitabilmente raggiungendo ogni azienda di ogni settore.

Contatta l’ABC Europe per una verifica preliminare e per

l’assistenza nella predisposizione della relazione tecnica e della perizia, elementi necessari per beneficiare dell’agevolazione iperammortamento.

 

Per maggiori informazioni compila il form alla pagina http://www.abceurope.eu/iperammortamento/  o contattaci alla mail info@abceurope.eu

L’opinione che conta: dicono di noi

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ABC europe supporta i propri clienti nella definizione, attuazione e reperimento risorse finanziaria di progetti di R&S e Innovazione.

L’opinione dei nostri clienti per noi è importante, per questo abbiamo deciso di somministrare un questionario ad un campione di 32 aziende: l’81,8% si è dichiarato molto soddisfatto.

I nostri punti di forza sono i risultati raggiunti nelle tempistiche prestabilite, la chiarezza delle informazioni e l’ottimo livello del nostro approccio tailor made. Infatti riserviamo ad ogni azienda una particolare attenzione finalizzata a comprendere quali siano i fabbisogni effettivi, gli obiettivi, e come raggiungerli nel minor tempo possibile.

Grazie al questionario di soddisfazione ci assicuriamo di offrire la migliore qualità e superare le aspettative dei nostri clienti dandogli modo di sceglierci ogni giorno.

Nell’ottica di quello che è il miglioramento continuo, sulla base dei consigli ricevuti dai nostri clienti, verranno implementate una serie di azioni atte ad efficientare ulteriormente l’erogazione dei servizi, puntando ad un ulteriore snellimento delle tempistiche e procedure mantenendo inalterata l’elevata qualità degli stessi, tratto caratterizzante l’offerta ABC Europe.

I nostri clienti consigliano ABC Europe quale partner per la definizione dei loro progetti di innovazione. Se da un lato questo risultato è per noi motivo di orgoglio, dall’altro rappresenta per voi una garanzia della nostra elevata efficienza.

PMI & SMART MANIFACTURING

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L’adozione di tecnologie dell’industria 4.0 porta all’aumento della redditività e ha un impatto poco rilevante sul numero di occupati: a svelarlo è una ricerca dell’Università di Padova.

Questa ricerca ha preso in analisi le PMI italiane dei settori casa-arredo, moda e meccanica, proponendosi di:

  • tracciare una mappatura sul livello di adozione delle
    tecnologie Industria 4.0
  • comprendere i benefici ed i risultati ottenuti
    dall’introduzione di queste tecnologie
  • capire le ragioni che impediscono alle imprese di ricorrere
    a queste soluzioni tecnologiche
  • approfondire gli impatti sul fronte dell’organizzazione della
    manifattura a livello geografico (internazionalizzazione) e
    sul fronte della sostenibilità ambientale

Le aziende adottanti, tra quelle prese in esame, sono solamente il 18,6% e in comune hanno un fatturato medio di 14,8 MI Euro. Esse hanno una media di 58 addetti e il 47,7% dell’output della loro produzione riguarda prodotti fatti su misura.

 

Tra le tecnologie adottate prevalgono la robotica, il laser cutting, i big data (cloud) e la manifattura additiva. Tra quelle minori, con una percentuale che comunque non va al di sotto del 14,2% di dotazione, troviamo l’IoT, cioè l’internet delle cose, lo scanner 3D e la realtà aumentata.

La stampa 3D è usata soprattutto nel settore orafo e nell’occhialeria; l’IoT applicato all’industria, nell’illuminazione; la robotica nell’automotive e nella produzione di mobili.

Non sempre la quantità è la scelta migliore; si può notare infatti che il 37% circa delle aziende adottanti hanno scelto di utilizzare una o massimo due di queste tecnologie, ciò denota che gli imprenditori acquistano solo quello che pensano possa portare loro un risultato concreto e allineato alla strategia.

L’81,4% delle imprese non utilizza nessuna tecnologia associata all’industria 4.0, di questa percentuale il 65,9% dichiara che non è di interesse dell’azienda adottarne una, ben il 15,3% ha una scarsa conoscenza dell’argomento e un 10% sono quelle imprese che sono in fase di valutazione.

 

Il luogo comune più associato alla digitalizzazione del mondo del lavoro è sicuramente l’aumento della disoccupazione. La ricerca dell’Università Padovana riesce, almeno in parte e per quei settori presi in esame, a smentire tale congettura. I dati danno dei segnali molto rassicuranti relativi al lavoro: tra le imprese che hanno adottato le nuove tecnologie, solo il 4,1% dichiara che l’investimento ha avuto come impatto una diminuzione degli occupati. Ben il 34,2% dichiara che l’impatto è stato un aumento degli occupati, mentre il 61,7% è il dato da associare alla stabilità del lavoro.

Per capire questo dato è necessario misurare i benefici apportati dall’adottare macchinari innovativi. L’impatto dell’investimento dà tre principali risultati: l’aumento della produttività, l’efficienza e l’incremento della qualità del servizio al cliente.

Le principali difficoltà incontrate nell’adozione di tali innovazioni sono tre: mancanza di competenze interne/esterne, banda larga poco disponibile e tempistiche di implementazione piuttosto lunghe.

Le aziende che dovrebbero scegliere la via dell’industria 4.0 per ora rimangono caute. Di fondo regna la resistenza al cambiamento che è mossa dalla profonda sfiducia in chi, contrariamente, crede che dirigersi in questa direzione sia necessario. Tale resistenza viene alimentata dalla paura di assumersi il rischio. E’ infatti preferibile di gran lunga una situazione conosciuta ad una incerta che porta con sé il rischio del fallimento, anche se questa potrebbe rivelarsi più vantaggiosa.

Questo tipo di decisione oltre a creare un circolo vizioso da cui è difficile uscire può causare la perdita di competitività sul mercato e la riduzione del fatturato ma guardando alle stime relative all’anno 2017 nel suo complesso, le valutazioni fatte hanno confermato un andamento di segno positivo: il 58% delle imprese 4.0 stima una crescita del fatturato totale nel confronto con il 2016.

Si rende quindi necessario adottare un cambio di paradigma, inteso sia per le modalità produttive che a livello di mentalità imprenditoriale, adottando logiche legate all’innovazione, intesa come elemento fondante la quarta rivoluzione industriale. In tal senso il ruolo dei consulenti risulta fondamentale nell’affrontare tale sfida, attraverso l’apporto di capacità e competenze specifiche che permettano di affrontare in maniera idonea tale passaggio strutturale. La ABC Europe, grazie all’esperienza maturata in tale ambito, è il partner ideale per le imprese che intendono intraprendere il percorso legato alla trasformazione digitale, attraverso l’utilizzo di competenze trasversali, ovvero dal digital alla finanza per l’innovazione, anche grazie ai rapporti in essere con partner qualificati.

La digitalizzazione in UE è in crescita: l’Italia resta 25esima

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L’ indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) è uno strumento per misurare il progresso degli Stati membri dell’Unione europea verso un’economia e una società digitale. Sono 5 le aree rilevanti per valutare l’attuale policy europea in materia di digitalizzazione:

  1. La connettività
  2. Il capitale umano
  3. L’uso di internet
  4. L’integrazione delle tecnologie digitali
  5. I servizi pubblici digitali

Nel quadro generale il nostro paese si è classificato 25esimo sui 28 stati appartenenti all’UE, dato che resta invariato dal 2016, il che è indice di una grave staticità, la quale comporta ritardi in termini di sviluppo e perdita di competitività, nonostante gli incentivi che sono stati messi in piedi dal governo attraverso il piano Industria/Impresa 4.0. Per quanto concerne la connettività, la percentuale di copertura fissa è rimasta invariata a quota 99% mentre, come evidenziato dai dati DESI,  l’incremento maggiore si trova nella copertura della banda larga veloce (NGA), che è passata dal 72 all’87%, piazzandosi al 13º posto.

Sul fronte del capitale umano l’Italia non ha ancora approntato una strategia a 360 gradi dedicata alle competenze digitali, ed i giovani laureati in discipline scientifiche o con competenze digitali di base scarseggiano. Infatti, ogni 1000 individui solo 13,5 scelgono di seguire la strada delle scienze, dell’ingegneria o della matematica. Ma non solo, le voci “utenti internet” e “specialisti tic” registrano sì una crescita ma lentissima (dal 2015 al 2016 rispettivamente il 2% e lo 0,1%).

Non ci sono progressi nemmeno per quanto riguarda l’uso di internet, ci confermiamo infatti al penultimo posto in classifica. La lettura delle notizie online si colloca al di sotto della media UE, mentre l’utilizzo di chiamate e videochiamate ha subito un lieve incremento unitamente all’utilizzo dei social network, ai servizi bancari e allo shopping. Le percentuali più alte rimangono quelle relative all’utilizzo di internet per la musica, giochi e per i social network, evidenziando come il popolo italiano utilizzi il digital più per svago che per servizi.

Nell’area dell’integrazione delle tecnologie digitali il calo si registra dello 0,6% sul fronte e-commerce. Qualche progresso si colloca nell’ambito delle soluzioni di eBusiness come l’Rfid.

La performance migliore è ascrivibile alla categoria degli open data (area dei servizi pubblici digitali) che vede l’Italia salire di ben 11 posizioni, collocandosi all’8 posto in classifica fra i paesi UE: si tratta di un ottimo risultato, sebbene dicotomico rispetto agli indicatori precedenti. L’area dei servizi pubblici digitali non registra invece alcuna flessione. Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei servizi di sanità digitale, l’Italia si posiziona bene, collocandosi all’8° posto fra gli Stati membri dell’UE.

Si rendono quindi necessari maggiori e migliori investimenti pubblici, che si basino sulla creazione e valorizzazione delle competenze, nonché sulla capillarità di interventi territoriali mirati, quindi con un coinvolgimento diretto degli attori locali, i quali possono diventare attrattori in tal senso e promotori di percorsi di digitalizzazione, anche attraverso l’implementazione di percorso di inclusione sociale che possano vedere diverse tipologie di attori acquisire competenze in tal senso. Inoltre, risulta strategica l’attivazione di tutta una serie di servizi on line. Ad esempio,  strumenti e sistemi della P.A. quali Spid, il servizio di riconoscimento per accedere a tutti i servizi, e Pagopa, il sistema per i pagamenti on line, sono ottime idee, ma ancora non pienamente attuate.

In tale ambito assumono rilevanza gli investimenti infrastrutturali per la banda ultra larga, al fine di avere una maggiore inclusione digitale, andando oltre gli attuali gap territoriali i quali si riflettono anche sul PIL e sul ritardo di sviluppo di determinate aree geografiche.

L’auspicio è che, qualunque sia la compagine politica che formerà il nuovo governo, vengano attuate strategie digitali basate su tre pilastri fondamentali: accesso ad internet, formazione, valorizzazione delle competenze.  

 

VOUCHER DIGITALIZZAZIONE – INCREMENTO RISORSE

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Sono state oltre 90 mila le domande presentate e 342.5 i milioni stanziati per far fronte alla richiesta dei voucher per la digitalizzazione. Il Ministero dello Sviluppo Economico Carlo Calenda è così riuscito a far fronte alla domanda delle micro, piccole e medie imprese, incrementando il plafond iniziale di 100 milioni.

 

Le aziende beneficiarie possono così finanziare software, hardware e servizi specialistici che servano a sviluppare e-commerce, formazione qualificata del personale nel campo ICT, telelavoro e migliorare l’efficienza aziendale.

Come e quando chiedere l’erogazione? Di certo non prima del 14 settembre 2018. La richiesta dovrà essere presentata entro 90 giorni dal termine previsto per l’ultimazione del progetto di investimento insieme a un resoconto sullo stesso.

Per scoprire a quanto ammonta l’importo destinato ad ogni PMI si dovrà aspettare ancora qualche giorno. Intanto emerge che l’80% dei nuovi fondi sarà destinato alle imprese del Mezzogiorno e il 20% per i progetti delle imprese localizzate nelle aree del Centro-Nord.

 

Gli elenchi dei soggetti beneficiari e tutte le informazioni tecniche sono consultabili all’indirizzo:

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/voucher-digitalizzazione

 

 

SME Instrument 2018-2020: cosa cambia?

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Quali sono le novità per la partecipazione allo SME Instrument 2018-2020?

A quattro anni dal lancio dello SME Instrument (o Strumento per le PMI) come strumento dell’UE per supportare l’innovazione promossa dalla piccole e medie imprese, è stata portata a termine una profonda revisione delle modalità di partecipazione e del processo valutativo.

Sebbene sia rimasto invariato lo schema di finanziamento in due fasi, ovvero 50.000 euro per la Fase 1, ed un contributo pari al 70% delle spese ammissibili per la Fase 2, con un massimale di 2,5 milioni di Euro, il rinnovato SME Instrument è diventato parte dello European Innovation Council pilot, all’interno del quale sono affluite le attività di supporto all’innovazione di Horizon 2020.

Il rinnovato SME Instrument richiederà un maggior impegno per le imprese che desiderano parteciparvi, in quanto nella procedura di valutazione peserà per il 50% il piano di commercializzazione dell’innovazione, ovvero la sezione Impact, con un peso minore per quanto riguarda l’Excellence e l’Implementation, elementi comunque importanti a cui bisognerà prestare la dovuta attenzione.

Per quanto riguarda la Fase 2, per i progetti che avranno superato la soglia minima, cioè 13/15 e non più 12/15 come nella precedente versione, è stato inserito uno nuovo step di valutazione che consiste in una presentazione da effettuare a Bruxelles alla presenza di un board di esperti, a cui seguirà una sessione di Q&A. Il tutto avrà una durata di 30 minuti e servirà a valutare la qualità della proposta e la motivazione del team che presenta il progetto. Le prime interviste avranno luogo a febbraio 2018.

Viene inoltre abbandonata la struttura dei 13 topic, passando ad una competizione intersettoriale. Il budget stanziato per lo SME Instrument 2018-2020 è pari a 1,6 miliardi di Euro.

La ABC Europe è specializzata nella definizione di proposte progettuali ad alto impatto e fornisce assistenza specializzata alle PMI che intendono parteciparvi. Non esitare a contattarci scrivendo una email a info@abceurope.eu.

 

 

 

Credito d’imposta per investimenti pubblicitari

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Il credito di imposta per gli investimenti pubblicitari (manovra correttiva 2017, D.L. 24 aprile 2017 n. 50, art. 57-bis) si configura quale nuovo e ulteriore strumento che, nel piano di sostegno all’economia industriale messo a punto dal Governo, si pone l’obiettivo di supportare le imprese facendo leva su specifici incentivi volti ad agevolare le attività promozionali.

Il credito d’imposta sarà riconosciuto a quei soggetti che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie:

sulla stampa quotidiana e periodica;

sulle emittenti televisive;

sulle emittenti radiofoniche locali, analogiche o digitali.

Per beneficiare del bonus, il valore di tali investimenti deve superare almeno dell’1% il valore degli investimenti di analoga natura effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente. Si tratta quindi di un meccanismo di calcolo incrementale.

L’agevolazione è pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati; nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative il credito d’imposta è pari al 90%, nel limite massimo complessivo di spesa stabilito annualmente con specifico D.P.C.M..

La ABC Europe e lo Studio Alberto Taddei sono in grado di supportare le imprese nell’espletamento delle pratiche, dalla corretta analisi e parametrizzazione dei costi fino alla presentazione dell’istanza presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Per qualsiasi richiesta di chiarimento o anche per una semplice consulenza, rivolgiti a:

info@abceurope.eu

Da Industria 4.0 a Impresa 4.0

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Il 19 settembre scorso i ministri Calenda e Padoan hanno presentato i risultati provvisori
del piano Industria 4.0 e le linee guida del nuovo piano Impresa 4.0 per il 2018.
Il prossimo anno, sia pur con meccanismi di attuazione e aliquote diverse, il governo
ha lasciato intendere che confermerà le misure e, anzi, introdurrà nuove agevolazioni per
supportare formazione e competenze.

Sono più che positivi i risultati fin qui ottenuti dal Piano Nazionale Industria 4.0
messo a punto dal Governo per sostenere la competitività della nostra economia industriale
mediante l’erogazione di incentivi volti a favorire gli investimenti produttivi in
chiave tecnologica 4.0, sebbene per molte aziende le modalità di accesso ai benefici risultino essere ancora di difficile comprensione.

La ABC Europe in partnership con lo Studio Alberto Taddei offre servizi di verifica
preliminare, analisi tecnica e redazione di perizie giurate, supportando le imprese lungo
l’intero ciclo operativo per l’ottenimento dei benefici fiscali previsti dal piano
governativo, quali ad esempio iperammortamento e credito di imposta per attività di R&S, contribuendo a semplificare alle imprese l’intero iter burocratico e tecnico.

Sono molte le aziende che hanno intrapreso con successo questa strada con noi. E la tua?
Richiedi una consulenza gratuita e scopri i nostri servizi!

Li Europan lingues es membres del sam familie

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Lor separat existentie es un myth. Por scientie, musica, sport etc, litot Europa usa li sam vocabular. Li lingues differe solmen in li grammatica, li pronunciation e li plu commun vocabules. Omnicos directe al desirabilite de un nov lingua franca: On refusa continuar payar custosi traductores. At solmen va esser necessi far uniform

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