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PMI & SMART MANIFACTURING

By maggio 29, 2018 No Comments

L’adozione di tecnologie dell’industria 4.0 porta all’aumento della redditività e ha un impatto poco rilevante sul numero di occupati: a svelarlo è una ricerca dell’Università di Padova.

Questa ricerca ha preso in analisi le PMI italiane dei settori casa-arredo, moda e meccanica, proponendosi di:

  • tracciare una mappatura sul livello di adozione delle
    tecnologie Industria 4.0
  • comprendere i benefici ed i risultati ottenuti
    dall’introduzione di queste tecnologie
  • capire le ragioni che impediscono alle imprese di ricorrere
    a queste soluzioni tecnologiche
  • approfondire gli impatti sul fronte dell’organizzazione della
    manifattura a livello geografico (internazionalizzazione) e
    sul fronte della sostenibilità ambientale

Le aziende adottanti, tra quelle prese in esame, sono solamente il 18,6% e in comune hanno un fatturato medio di 14,8 MI Euro. Esse hanno una media di 58 addetti e il 47,7% dell’output della loro produzione riguarda prodotti fatti su misura.

 

Tra le tecnologie adottate prevalgono la robotica, il laser cutting, i big data (cloud) e la manifattura additiva. Tra quelle minori, con una percentuale che comunque non va al di sotto del 14,2% di dotazione, troviamo l’IoT, cioè l’internet delle cose, lo scanner 3D e la realtà aumentata.

La stampa 3D è usata soprattutto nel settore orafo e nell’occhialeria; l’IoT applicato all’industria, nell’illuminazione; la robotica nell’automotive e nella produzione di mobili.

Non sempre la quantità è la scelta migliore; si può notare infatti che il 37% circa delle aziende adottanti hanno scelto di utilizzare una o massimo due di queste tecnologie, ciò denota che gli imprenditori acquistano solo quello che pensano possa portare loro un risultato concreto e allineato alla strategia.

L’81,4% delle imprese non utilizza nessuna tecnologia associata all’industria 4.0, di questa percentuale il 65,9% dichiara che non è di interesse dell’azienda adottarne una, ben il 15,3% ha una scarsa conoscenza dell’argomento e un 10% sono quelle imprese che sono in fase di valutazione.

 

Il luogo comune più associato alla digitalizzazione del mondo del lavoro è sicuramente l’aumento della disoccupazione. La ricerca dell’Università Padovana riesce, almeno in parte e per quei settori presi in esame, a smentire tale congettura. I dati danno dei segnali molto rassicuranti relativi al lavoro: tra le imprese che hanno adottato le nuove tecnologie, solo il 4,1% dichiara che l’investimento ha avuto come impatto una diminuzione degli occupati. Ben il 34,2% dichiara che l’impatto è stato un aumento degli occupati, mentre il 61,7% è il dato da associare alla stabilità del lavoro.

Per capire questo dato è necessario misurare i benefici apportati dall’adottare macchinari innovativi. L’impatto dell’investimento dà tre principali risultati: l’aumento della produttività, l’efficienza e l’incremento della qualità del servizio al cliente.

Le principali difficoltà incontrate nell’adozione di tali innovazioni sono tre: mancanza di competenze interne/esterne, banda larga poco disponibile e tempistiche di implementazione piuttosto lunghe.

Le aziende che dovrebbero scegliere la via dell’industria 4.0 per ora rimangono caute. Di fondo regna la resistenza al cambiamento che è mossa dalla profonda sfiducia in chi, contrariamente, crede che dirigersi in questa direzione sia necessario. Tale resistenza viene alimentata dalla paura di assumersi il rischio. E’ infatti preferibile di gran lunga una situazione conosciuta ad una incerta che porta con sé il rischio del fallimento, anche se questa potrebbe rivelarsi più vantaggiosa.

Questo tipo di decisione oltre a creare un circolo vizioso da cui è difficile uscire può causare la perdita di competitività sul mercato e la riduzione del fatturato ma guardando alle stime relative all’anno 2017 nel suo complesso, le valutazioni fatte hanno confermato un andamento di segno positivo: il 58% delle imprese 4.0 stima una crescita del fatturato totale nel confronto con il 2016.

Si rende quindi necessario adottare un cambio di paradigma, inteso sia per le modalità produttive che a livello di mentalità imprenditoriale, adottando logiche legate all’innovazione, intesa come elemento fondante la quarta rivoluzione industriale. In tal senso il ruolo dei consulenti risulta fondamentale nell’affrontare tale sfida, attraverso l’apporto di capacità e competenze specifiche che permettano di affrontare in maniera idonea tale passaggio strutturale. La ABC Europe, grazie all’esperienza maturata in tale ambito, è il partner ideale per le imprese che intendono intraprendere il percorso legato alla trasformazione digitale, attraverso l’utilizzo di competenze trasversali, ovvero dal digital alla finanza per l’innovazione, anche grazie ai rapporti in essere con partner qualificati.

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